Stigma

Alle soglie del anno 2021 mi aspettavo che certi pregiudizi e la mancanza di informazioni sulle malattie mentali fossero ormai definitivamente scomparsi ,invece devo amaramente ricredermi. Frasi sul ” volere e potere” davanti ad un malato fanno ridere,anche se in realtà c’è da piangere, come se uno si fosse scelto la patologia di cui soffrire, cosa che fortunatamente non succede in altre patologie. Nessuno sceglie di ammalarsi e di quale malattia, giustamente nessuno si permettere di dire a uno con la gamba fratturata che volere è potere accusando quasi che sia la sua volontà non guarire. Poi ci sono i “geni” per cui i malati psichiatrici sono tutti o matti o depressi , il che denota un ignoranza abissale,schizofrenici,psicotici,depressi, disturbo bipolare,sindrome borderline, ecc. Sono diversi e ognuno necessità della sua terapia è del suo percorso di cura che per alcune patologie durano una vita. Sono stanca di sentire colpevolizzare i malati prima di parlare di ciò che non si conosce è bene accendere il cervello prima di dare fiato alla bocca. Anche perche feriscono solo chi è già fragile e malato, ribadisco nessuno ha il diritto di procurare dolore a chi, purtroppo già soffre.

Non mollare la battaglia

GRAZIE a mio marito che e sempre al mio fianco nel bene e nel male, ai miei figli perché senza di loro sarei persa e non avrei mai capito cos’è la gioia di essere madre, nonostante sacrifici ed errori). GRAZIE a quei parenti che mi hanno fatto sempre sentire la loro presenza e affetto. GRAZIE alle amiche e amici per il loro sostegno, un grazie anche a gli altri pazienti per il momentaneo ma indispensabile aiuto. Grazie agli operatori della struttura i “miei”angeli custodi, alle oss per le attenzioni. GRAZIE al mio psichiatra Marsella e alla mia infermiera Ivana le mie colonne portanti. GRAZIE a tutto il CSM un GRAZIE alle TRP Viola e Alessia e al maestro Soliani che ci distraggono dai nostri pensieri tramutandoli in sorriso. Un ultimo Grazie a ma stessa, che nonostante dolore e stanchezza cerco di non mollare la mia battaglia contro la mia malattia.

Caos

Sono in camera con altre due donne che dormono come tutto il reparto, il silenzio regna assoluto. Nella mia testa invece è un turbinio, pensieri che si accavallano, che mi creano un caos nell’ anima. Mi sento un Don Chisciotte che deve combattere contro i mulini a vento, solo che io i mulini li ho nella mia testa il che direi non è per niente facile. Questi sono i momenti più duri, quando sale il bisogno di tagliarmi, di bruciarmi, perché almeno il dolore fisico mi distoglie per un attimo dal mio caos interiore e riesco a calmarmi. Sto così male che ho lo stomaco contratto, come fossi stata colpita, ho la nausea, la testa che scoppia così come il cuore. Vero c’è la terapia al bisogno, solo che non agisce subito , invece io ho bisogno di far cessare il caos, sto così male che tremo, se adesso trovassi qualcosa con cui procurarmi del male lo farei perché poi tutto è pace, silenzio. Perché sposto l’attenzione del dolore emotivo a quello fisico, strano aver bisogno di farsi del male per stare almeno un po’ .Scrivo ma tutta la mia attenzione è trovare qualcosa che mi faccia passare il caos che ho nella testa o non avrò pace e la notte non fa che aumentare l’ angoscia e l’ ansia,insieme allo psichiatra abbiamo deciso di provare con le sigarette elettroniche, ovviamente quelle senza nicotina ne tabacco , sono più che altro dei vaporizzatori di aromi liquidi che poi fanno vapore e tu lo aspiri, adesso proverò e spero che il caos diventi silenzio,né ho tanto bisogno.

Vite sospese

Sono ricoverata già da qualche giorno e sono nati i primi legami, inevitabilmente per sentirci meno soli, e sai che bene o male, anche se per cause diverse capiscono e non giudicano la tua sofferenza. Ci sono persone di ogni età e di ogni estrazione sociale, tutti in vite più grandi di noi. Dicono che Dio manda solo quello che puoi sopportare, impossibile perché qui per tutti noi la vita è un tormento a volte così forte che arriviamo a pensare che l’ ultimo respiro sarà una liberazione. Nessuno ama morire, ma quando sofferenza e assenza di speranza diventano un groviglio a cui vuoi solo mettere fine, quella sembra l’ unica soluzione. Cerchiamo di darci sostegno anche di farci ridere per dimenticare, per un attimo, il nostro sconforto, risate sincere ma velate. Trovi chi ha passato una vita di dipendenza, chi troppo fragile la vita ha spezzato qualcosa dentro, quelli che soffrono di disturbo bipolare che non sai mai con quale personalità stai parlando, trovi i borderline, come me, che viviamo nel mondo sentendo tutto il peso e l’unica via di fuga dal macigno che ti porti dentro e cercare dolore fisico che per un attimo dia tregua a quello interiore. Trovi persone a cui la vita ha tolto tutto e che si trovano spaesate perché non avrebbero mai immaginato, un giorno di trovarsi in una clinica psichiatrica e percepisci il loro scoramento, il loro sentirsi falliti. Conosci quelli che sentono le voci e hanno allucinazioni visive, distrutti perché vorrebbero solo capire il perché, fare una vita ‘normale’ e magari anche monotona ma pur sempre vita. Chi vive ma in realtà è già morto dentro perché si portano dentro un vuoto, un pozzo senza fine di solitudine, magari nemmeno oggettiva ma soggettiva e quel vuoto ti divora. Persone che per un errore commesso con leggerezza stanno pagando l’errore troppo duramente. Ragazzini che non riescono ad affrontare la vita, dispersi tra apatia e senso di fallimento quando invece sono all’ inizio della loro vita ma hanno già sulle spalle un carico troppo pesante dato a volte dalla famiglia a volte dalla vita stessa. Siamo tutti noi vite sospese ad un sottile filo, che camminiamo come equilibristi sulla riva di un dirupo cercando, giorno dopo giorno un equilibrio ma con la consapevolezza che basta un nonnulla per farci perdere l’equilibrio e cadere nel dirupo. A tutti noi un abbraccio, che il vento ci aiuti a tenere le nostre vite sospese senza farci cadere nel baratro. Vi voglio bene.

Morfeo non mi vuole

Ormai ho rinunciato, dopo interminabili ore, a dormire. A questo punto mi accorgo quanto l’oscurità sembri infinita, pare che la luce e il giorno non marrivino più. Avrei letto volentieri un libro ma la compagna di stanza, beata lei, dorme. Sono in clinica da una settimana perché all’ennesima ustione e più di qualche pensiero incentrato sulla voglia di non esserci più, ha convinto lo psichiatra a ricoverarmi, perché troppo pericoloso lasciarmi sola. Che strazio preparare la valigia e partire con la mia angoscia nella testa e tanta agitazione, perché oltre non stare bene, sai già che i primi tempi in clinica psichiatrica sono i più duri, ti porti con te un senso di vuoto e il doversi per forza relazionarsi con estranei, con cui praticamente passi intere giornate, diventa un ardua sfida che già si aggiunge ai tuoi problemi. Ci sta, dopo tutto niente è regalato nella vita, tanto meno in una borderline in piena crisi che fatica a riconoscersi in questo il valore stesso dell’esserci, di meritare una vita. Quanto vorrei che Morfeo mi prendesse tra le braccia e sussurrando dolci parole mi accompagnasse nel suo regno, ma chissà perché nemmeno il Dio del sonno mi vuole. Aspetterò l’alba, sola, in questo buio infinito,aspettando con ansia le prime luci dell’alba, poi una doccia ristoratrice dovrebbe togliere di dosso la tensione emotiva di queste ore, almeno spero. Come spero in un ricovero breve, mi rendo razionalmente conto che però che ne avevo veramente bisogno. Hasta la victoria!

Vivere tra due culture e due religioni

Lettera d’amore

Ho pensato a come cominciare questa lettera aperta, non so nemmeno chi sarà il destinatario ma quello che so è il dolore che sto provando; da qui la necessità di scrivere. La prima domanda che molti si faranno leggendomi sarà di che religione sono, se credo o non credo, ma io ritengo che ogni uomo e ogni donna debba trovare la propria strada per raggiungere il cielo, così io mi sento un viandante alla ricerca del mio sentiero. Non so se lo troverò, ma già il percorso sarà valso qualcosa, o almeno vale per me.

Sono riflessioni, le mie, di una persona che vive tra due culture e tra due religioni; le persone che ho amato e che amo di più al mondo sono di due religioni diverse, eppure nell’amore ogni differenza viene appunto accolta e amata e in questo momento, in cui l’odio e il suo gelido respiro li senti sul viso, tanto sono vicini, io voglio scrivere di amore. Ecco: la mia è una lettera d’amore.

Non chiedo ai musulmani di dissociarsi, perchè una persona dovrebbe dissociarsi da una cosa o da un gesto a cui non si è mai associato; inutile e sciocco pretenderlo.

Il mio, però, è un invito alla riflessione perché, anche se molto evocativo, il messaggio “not in my name” non è sufficiente. Ancora più deleterio è rispondere alle critiche con post o frasi che ribadiscono l’orgoglio di essere musulmani e di amare il profeta. Legittima e comprensibile questa sorta di autodifesa, ma chi usa la propria fede come “bandiera” rischia, senza accorgersene (o forse se ne accorge e allora bisogna farsi altre domande) di legittimare proprio chi usa il nome dell’ Islam anche per altri scopi. Si è scelto di fare dell’ Islam una religione “politica”, sociale, morale e si impone in ogni aspetto della vita; si priva l’Islam del valore spirituale per incentrare il tutto su un’ossequiosa osservanza di regole e codicilli; si impone nella vita sociale, nella quotidianità, nel rapporto con gli altri e addirittura si attua un’imposizione nella coscienza, fino ad arrivare a pensare ad uno “stato” con regole religiose; ed ecco uno dei problemi.

Troppi credenti hanno dimenticato la propria coscienza, hanno dimenticato il grande dono del “non c’è costrizione nella religione”, hanno dimenticato il cuore, l’amore. Hanno sostituito la coscienza personale con una collettiva. Hanno delegato a imam e muftì la spiegazione delle parole, analizzate, rigirate, vivisezionate e, in tutto questo, si è dimenticato lo spirito, la spiritualità, la coscienza personale che è proprio nella libertà, perchè solo nella scelta personale e non comunitaria ha valore la scelta stessa. Dov’è finito l’Islam dei grandi pensatori, di grandi uomini che bramavano e dispensavano conoscenza, che hanno donato bellezza e saggezza?

Ora si parla di regole, di Halal (lecito) e haram (proibito), di cosa sia giusto indossare, di divieti e di permessi, ma non si parla né si discute di spiritualità, di tolleranza, di amore, di condivisione, di libertà di scegliere il “proprio Islam”, ovvero di viverlo secondo la propria coscienza. Si imprigiona la volontà e si ostacola ogni scelta di vita. Perchè ancora non si è riconosciuto alle persone di vivere il loro rapporto individuale con la fede, la propria religione. Privi di libertà si è privi di scelta e i pochi che scelgono di vivere liberamente il proprio credo e la propria spiritualità sono spesso emarginati, giudicati, discriminati, esclusi. Ed ecco che diventano “cattivi credenti”, ribelli. O peggio, eretici, quindi non riconosciuti dalla comunità. L’esclusione dalla comunità è una forma di “violenza” e questa “violenza” può essere in individui più fragili una legittimazione, una scusa per una violenza ben più grave.

Il problema non è l’Islam, ma chi ha scelto di farne un’accozzaglia di infinite regole, lo ha reso “una bandiera” per dare a tutti la sicurezza che seguendo le “regole” si è parte di una comunità e quindi accettati, al sicuro, “bravi credenti”; hanno ridotto una fede a qualcosa di misurabile con un righello, togliendo così la fatica e l’onere di dimostrare come individuo la propria fede e la propria umanità.

Basta proclami su quanto si ami il profeta, su quanto si è orgogliosi di essere musulmani: a chi serve? Serve ad Allah, serve al profeta Maometto, o serve piuttosto a sentirsi parte di una comunità e serve a legittimarsi come un “fedele” perchè si teme il giudizio della comunità stessa?

Non si ha bisogno di urlare e brandire la propria religione pubblicamente come fosse un accessorio o peggio una spada; capisco la rabbia di essere sempre guardati con sospetto per colpa di qualche fanatico, comprendo il bisogno di difendersi e difendere quello in cui si crede, ma difendersi dietro a frasi retoriche e forzatamente esibite a cosa serve se non a creare ulteriori divisioni, in un momento in cui occorrono apertura, comprensione, tolleranza e amore. Non servono le parole pompose ma l’esempio.

L’occidente ha molte, moltissime responsabilità e colpe, è pieno di ipocrisie, di pregiudizi. Ha commesso e commetterà errori, ma pensare solo alle colpe degli “altri” senza un’autocritica produrrà che quello che ci attende sarà un futuro pieno di odio e di guerre. Invece dobbiamo pensare a un futuro insieme, ripensarlo insieme o vogliamo davvero lasciare in eredità ai nostri figli un mondo pieno di odio?

Sarò sempre contro chi cerca di far passare l’Islam come una religione pericolosa, contro chi cerca di fomentare odio verso i musulmani, ma credo, proprio perchè ho imparato ad amare l’Islam, che serva una seria e profonda autocritica sul perchè ci sia tanta diffidenza e paura verso questa religione e l’addossare tutta la colpa all’ignoranza, al pregiudizio degli “occidentali”, dei “non credenti” o a quei pochi estremisti che falsamente in nome dell’Islam compiono attentati sia solo una parte della verità. Un modo sbrigativo per autoassolversi. Quando si aprirà una vera, seria riflessione e discussione in nome della libertà di scelta, avremo fatto un passo avanti nella battaglia contro quelli che invece fomentano odio e spingono ad uno scontro, da una parte e dall’altra.

Riflessione che deve avvenire anche all’ interno della Oumma (comunità islamica), sulla libertà di coscienza anche sui dogmi della religione; capacità di discernere tra potere politico e il controllo che ne fanno le autorità religiose, pieno riconoscimento non solo del pluralismo religioso ma anche della democrazia e della libertà di critica, di opinione e di satira.

Spero che il senso di questa mia lettera sia vissuto nello spirito giusto e quindi non con un intento polemico ma solo come un invito a riflessioni che ritengo necessarie. Aggiungo che mi sento Charlie. Anche se alcune vignette non mi piacevano e non le apprezzavo, erano comunque una manifestazione di libertà, una libertà che è patrimonio di tutti gli uomini e di tutte le donne; ed è per questo che sono Charlie e lo sarò sempre.

Il mio pensiero, in ultimo, va ad Ahmed Merabet, il poliziotto morto durante l’attacco al giornale. Era lì a difendere il diritto dei giornalisti di Charlie di fare satira anche sul profeta e sulla religione in cui credeva e che amava; e poi voglio ricordare Lassana Bathily, il commesso del supermercato che ha nascosto dei clienti nella cella frigorifera durante l’attacco terrorista. Perchè Ahmed e Lassana hanno capito che non c’è offesa peggiore del sangue di un altro essere umano, perchè versare sangue e portare morte è la peggiore offesa, più di qualsiasi vignetta, battuta, libro possano mai essere pubblicate. Il loro esempio vale più di mille parole, più di mille post di orgoglio esibito, perchè l’umanità non ha colore, etnia, religione, sesso o età: si ha o non si ha. Il mio solo nemico è l’odio. Salam Aleikoum ( la pace sia con voi).

Innamorata

Sono bizzarra e sono perdutamente innamorata dei libri, alcuni si rivelano compagni frivoli, altri compagni alquanto deludenti ma poi ci sono loro, quelli che risvegliano sentimenti, emozioni e passioni. Quelli che arrivata all’ ultima pagina sai già che chiudere la copertina è un tormento perché hai perso un compagno speciale, so già che tornerò a trovarlo, per cercare frasi , pensieri che mi hanno sfiorato l’anima e per questo rimangano nel mio cuore e come ogni innamorata gelosa non accetto di condividere quel mio libro. Perché ho accarezzato ogni pagina, sentito il suo profumo, ho lasciato su ogni foglio lacrime, sorrisi , rabbia, sdegno, imbarazzo e ogni altra sensazione. Così follemente passionale che non vado più in biblioteca, il libro è per me una cosa intima, devo possederlo, farlo mio. E ancora oggi, non più giovane, ho la stessa fervente passione, spero non mi lasci mai. L’amore è la passione sono le uniche ragioni per cui ancora ho un briciolo di attaccamento alla vita, fardello pesante per me da sopportare. Mi commuovo,a volte, fino alle lacrime quando sento un sublime lettore o un affascinante oratore leggere o raccontare storie, rimango in estasi, la mia mente finalmente può vagare e i pensieri, anche quelli orrendi, per un attimo mi lasciano tregua è come avvertire il calore di un raggio di sole, sulla pelle, in una giornata d’inverno. Che bello essere innamorati…

Amica ritrovata

È tanto che non scrivo, né qui né su carta. E per me la scrittura è un amica fidata. Stavo così male da avere un blocco, anche durante i colloqui con lo psichiatra le cose da dire mi si ghiacciavano tra le labbra, uscivano solo piccole considerazioni sul più e sul meno, anche sul tempo se necessario per interrompere un imbarazzante e doloroso silenzio. Un silenzio, che per tutto questo tempo in realtà, nella mia testa era assordante, un caos di pensieri. L’anima tormentata da emozioni e sentimenti accavallati e confusi. Sono di nuovo scivolata nel dirupo, il mio briciolo di razionalità schiacciato da tutto questo turbinio emotivo e allora ho tentato in molti modi ma poi sono ricaduta nelle vecchie abitudini. Questa volta, sentire la lametta che incide lentamente la pelle, sentire il dolore e vedere uscire il sangue non mi è bastato più, non è stato abbastanza per distrarmi dal dolore che mi porto dentro, un dolore lancinante, insopportabile e quindi un giorno più disperato di altri mi sono alzata dal letto e con calma ho raggiunto la cucina, ero così sola stavo malissimo, ho aperto il cassetto delle posate e ho preso un coltello, sapendo che ormai i tagli non erano più sufficienti, ho acceso il fornello e ho arroventato la lama. Quando l’ho avvicinata al braccio già sentivo il bruciore, ho chiuso gli occhi preso un respiro e ho premuto la lama sul braccio fino a quando la lama si è raffreddata. Ne una lacrima, ne un urlo, tolta la lama il dolore ma un dolore che per quell’ attimo mi ha come svuotato dalla dolorosa disperazione che provavo. E da lì ho continuato, medicazioni, giorni e giorni perché il dolore scemasse. Ma non è servito a fermarmi, questa volta ci sono andata ancora più pesante, delle quattro ustioni due si sono infettate e ora non bastano le medicazioni fai da te, antibiotico e ambulatorio infermieristico dove hanno una mano e medicinali più adatti. Una discesa verso gli inferi la mia, difficile da spiegare anche perché la tentazione è ancora fortissima, cerco di controllarmi ma sono anche consapevole del fatto che il mio equilibrio è assai precario. Quello che mi ferisce in realtà non sono le mie ferite fisiche, ma la certezza che seppur senza l’intenzione faccio del male a chi mi sta intorno e questo per me è imperdonabile, aumenta il mio senso di colpa, di inadeguatezza e il tutto peggiora la mia già precaria situazione. Capisco anche la difficoltà di quelli che non capiscono questi gesti, che magari danno giudizi duri senza pensare che una malattia non si sceglie, le malattie psichiatriche poi sono ancora ammantate da molti pregiudizi, sei liquidata come matta e così è più semplice, non hai bisogno né voglia di capire una malattia che spaventa ancora i più. Anche perché le malattie psichiatriche non sono tutte uguali, ci sono varie tipologie di malattie e c’è chi ancora butta lì la parola depressione e questo è un modo solo più educato del dire matta. Prima di giudicare il vissuto di una persona, bisognerebbe sempre e in ogni caso conoscere il suo vissuto e se questo vale per tutti e per sempre ancora di più vale per chi soffre di una patologia psichiatrica che oltre che dolorosa e invalidante spesso trova avversione nella società. Ho ripreso oggi a scrivere con una breve poesia e adesso scrivo qui, non per avere pietà, né per raccontare i fatti miei ma perché forse scrivendo posso aiutare qualcuno, non so nemmeno come, ma magari qualcuno che prova quello che provo io ,forse, può contattarmi e magari parlandoci decide di non tagliarsi, bruciarsi, rasarsi a zero per punirsi come io ho già fatto o magari fermare quei pensieri così brutti che a volte non confessiamo nemmeno a noi stessi, perché siamo i primi ad averne paura. O magari aiutare a capire che non esistono i matti, ma solo persone malate e per questo più fragili che invece di giudizi lapidari avrebbero bisogno di essere capiti in primis e magari trovare una mano tesa. Sempre in bilico alla ricerca ogni giorno del mio equilibrio.

Demone

Ti sento vivo e viscido che ti contorci dentro me, a volte sei così forte da serrarmi la gola, altre ancora sono così stanca di lottare con te che la voglia di farla finita sopravviene all’ improvviso con una tale violenza che rimango sconvolta e sfinita. Eppure ho provato a scacciarti da me in ogni modo anche le più dolorose.Quando diventi troppo grande mi taglio, mi brucio, mi faccio male ma mai quanto me ne riesci a fare tu.Forse non ha più senso questa estenuante lotta, forse devo conoscerti meglio, accettare che fai parte di me e invece di combatterti usarti per rendermi più forte, meno fragile, meno sensibile, smetterla di sentire il mondo sulle spalle, perché faccio del mio meglio nel mio piccolo, ma il mondo che non mi piace non è solo una mia responsabilità, usarti per sentirmi meglio e poter fare meglio anche le battaglie che sento mie. A partire dal stare vicino a chi mi è stato vicino, amare chi mi ha amato essere riconoscente a chi in un momento come questo avevo bisogno di sentire parole che ho sentito, amicizia che ho vissuto o anche semplici cuoricini o abbracci segno del io ci sono e che spero in un futuro saranno presto reali. Perché avrò davvero bisogno dell’ amore di tutti e dell’amicizia di alcuni, quelli che sapranno passare del virtuale alla vita reale.Perchè anche se le parole sono fondamentali, sono le relazioni umane a rendere più o meno serena la nostra vita.

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